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Gli operatori di pace

Le esperienze che sono date a tantissime persone, variano per ognuna, pur avendo sostanzialmente delle cose importanti in comune. Coloro che hanno potuto vivere anche pochi momenti nella luce che ci attende nelle dimensioni superiori, sanno per certo che non si è trattato né di allucinazioni né di alcunché di patologico. Sono esperienze talmente chiare e vissute in piena coscienza, da escludere scherzi ingannatori della mente.

Questa è la conclusione alla quale siamo pervenuti con tantissime persone che in questi quasi quarant’anni mi hanno confidato o hanno raccontato pubblicamente quanto avevano vissuto. Così i famosi casi di pre-morte, quando clinicamente una persona risulta deceduta mentre sta facendo esperienze varie immersa in una luce paradisiaca non paragonabile a nessuna luce di questo mondo, sole compreso.

In quella luce spariscono le angosce e i problemi di qualsiasi genere e, se non ci si è comportati bene nella vita, si ha il rimorso del male fatto e il desiderio di porvi rimedio. Quando si ritorna alla vita terrena, essendo finito il fenomeno della morte clinica (fenomeno della pre-morte), ci si ritrova trasformati e si comprendono molte cose che prima si ignoravano o alle quali non si dava importanza.

C’è un cambiamento nella coscienza più profonda della persona, anche se ci vorrà ancora del tempo per cambiare abitudini non del tutto buone, ma quel cambiamento profondo diventa inarrestabile.

Quello che ho trovato come cosa comune a queste persone, è la nuova coscienza di trovarsi sulla Terra non casualmente, ma per una missione. Quando si trovavano nella luce, nessuna di loro dubitava dell’esistenza della vita oltre la morte e dell’esistenza di Dio e dei suoi figli che vivono in quella luce.

Più raramente, sono state fatte esperienze dagli aspetti negativi, in quello stato di pre-morte, ma in questo caso chi faceva questa esperienza era una persona che nella vita aveva commesso cose molto gravi e che veniva invitato a riparare seriamente. Il risultato poi non era diverso dagli altri casi.

Esiste in merito una grande letteratura che dal libro “La vita oltre la vita” del medico A. Moody si è allargata nel mondo. Personalmente conosco persone che hanno vissuto esperienze simili a quelle che ho raccontato in “Angeli in astronave” (Edizioni Mediterranee). I connotati dei quali stiamo parlando restano comuni mentre le forme e le modalità possono anche essere diverse, ma la sostanza è ciò che conta e questa è per tutte queste esperienze che possiamo chiamare di carattere mistico.

Ma cosa fa diventare la vita di chi ritorna dalla pre-morte una vera missione? Sono diversi fattori. Anzitutto si è compreso che la vita prosegue e non finisce con la morte fisica. Anzi, la vita oltre la morte sarà più o meno radiosa a seconda di come la si è vissuta. L’ottica cambia e si dà valore alle cose buone, a quelle che uniscono, che costruiscono, che valorizzano tutti i meravigliosi doni che Dio ci ha offerto. Si capisce quanto sia importante amare se stessi e amare gli altri, amare tutta la creazione e fare quanto è in nostro potere di bello e di buono. Perché tutto questo va a beneficio nostro e altrui, perché nel disegno creativo divino noi possiamo costruire situazioni e mondi negativi o positivi o meravigliosi.

L’annullamento della morte come fine di tutto ci dà la gioia di vivere, di operare, di portare il proprio contributo alla causa comune. È vero che c’è tanto male, tanta cattiveria, che nel nostro mondo avvengono cose crudeli, che uomini insensati e al servizio del male stanno preparando cose molto brutte per tutta l’umanità. Ma è vero che ci sono tante persone buone che soffrono ingiustamente, ci sono persone che desiderano con tutto il cuore la giustizia, la bontà, l’amore, un mondo nuovo pieno di bellezza e di pace costruttiva. Vi sono persone che dedicano la loro vita ad aiutare chi ne ha estremo bisogno o che operano dove si trovano spargendo intorno a loro cose buone anche laddove facile non è.

In quella luce meravigliosa dell’oltre questa vita, sia che sia stata la pre-morte a farla sperimentare, sia che ci sia stata una manifestazione divina o angelica, sia che ti abbiano portato sui dischi o sulle astronavi degli uomini-angeli come Enoch, Elia e tanti altri, Dio è presente e si può manifestare ovunque nelle forme a lui più consone ai suoi scopi divini. In quella luce comprendi che tutti, proprio tutti abbiamo un compito anche in questo pianeta materiale, che abbiamo un compito ovunque perché tutti diamo e riceviamo qualcosa di vitale in questa comunione universale. E ciò che è importante è che questa sia una comunione d’amore universale verso tutti e verso tutto.

In questo mondo, a causa delle scelte sbagliate di chi ha deciso di fare esperienza dell’egoismo e del proprio utile usando anche la violenza, non è facile portare avanti una coscienza di missione. Ma proprio per questo è ancora più importante e decisiva. Il male è più rumoroso e grossolano mentre il bene è più silenzioso ed educato. Ma la luce è più forte delle tenebre e il bene è più forte del male.

Abbiamo tutta una serie di profezie che ci preannunciano un cambiamento universale che sarà la somma di ogni cambiamento anche individuale che va e andrà a beneficio di tanti. Non può che essere così a dispetto di una logica nichilista e distruttiva che non quadra con le leggi universali della vita. E queste leggi di amore universale le ha date Dio stesso, provengono da Lui e sono la migliore strada per fare ritorno nella Casa Comune dopo avere compiuto anche questa missione terrena o terrestre.

Oggi va di moda anche di non usare la parola “Dio”. Personalmente a me la parola “Dio” piace molto, ma possono anche andare bene altre parole se si riferiscono allo stesso Principio Creativo, alla stessa Fonte della vita. Ho incontrato molte persone che si dichiaravano atee, ma erano piene di giustizia, di bontà e di amore. Mi sono trovato in grande sintonia con loro. Quando entreranno in quella luce, non conterà se la loro etichetta era atea perché avranno a loro vantaggio tante cose buone che in quella luce manifesteranno Dio e la famiglia universale.

La rivelazione che ci ha dato Gesù ci parla di Dio come Persona Divina, quindi infinita, onnipresente e onnipotente. Gesù ci ha parlato del Padre nei termini dell’amore insuperabile di Dio per tutti noi, quel Padre che tutti ci chiama a seguire le sue vie d’amore universale. Coloro che hanno fatto le esperienze delle quali stiamo parlando, conoscono questo amore perché quella luce, quegli incontri celesti, quelle voci, quelle musiche sovrumane e tutto hanno fatto fare a loro questa sublime esperienza. Come sarebbe possibile metterla in dubbio, negarla o darle altri significati? È una realtà universale, è una manifestazione universale, è una lingua universale.

Ognuno che sa di essere in missione, dà la sua testimonianza che non è più o meno importante perché la fenomenologia che l’ha accompagnata è più o meno straordinaria. Tutto dipende dai contenuti del cuore, dal messaggio che è passato, dalla luce, dalla presenza di Dio che si è vissuta, dalla coscienza di missione universale che ne è scaturita, da quanto si è deciso di dare senza nulla pretendere, di amare incondizionatamente. Quanta pace scaturisce da tutto questo, quanta gioia del cuore, nonostante le difficoltà inevitabili, le incomprensioni e le battaglie quotidiane. Proprio così ci si forgia, si diventa coerenti, stabili, affidabili e veramente in missione costi quello che costi.

La missione è tutto quello che ogni giorno e ogni momento la vita mi mette davanti. È tutto quello che il disegno che ho concordato con il Padre Celeste mi chiede, nelle piccole come nelle grandi cose, perché sui sentieri spirituali niente è piccolo. E soltanto se siamo capaci di essere piccoli possiamo essere davvero grandi. Saremo canali di luce, di pace, di soluzioni sapienti, di bontà, dell’uso benefico della parola, delle azioni e dei nostri pensieri e sentimenti. Da noi stessi vanno e vengono cose buone o meno buone. Da noi stessi va tutto quanto fa la nostra missione e, quando non siamo perfetti, possiamo cercare di essere perfetti un momento dopo, un’ora dopo, il giorno dopo. Dio e la Famiglia Universale che vive nella luce valorizzano tutto quanto è buono e positivo che va a cancellare le cose negative nostre e altrui.   

Le parole di Gesù alle folle risuonano di significati sublimi riguardo alla nostra missione universale e ognuno le può leggere e tradurre nel proprio cuore ogni momento, soprattutto di fronte alla violenza dilagante in questo tempo: “Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi” (Matteo: 5, 1-12).

Mi piace sempre ricordare le parole dell’arcangelo Raffaele, citate in “Angeli in astronave”, riguardo a queste missioni. Egli ci parlò di un esercito impegnato in una “guerra” d’amore e di salvezza dal male. E ci disse: “Sempre più numerosi saranno in questo tempo i discesi sulla Terra per questa grande missione. Siamo in tanti”.

“E questi lo sanno di essere tali?”, chiesi.

“Molti non lo sanno”, rispose, “perché un oblio viene ad impedire il chiaro ricordo della loro provenienza. L’oblio è necessario affinché il soggiorno durante la vita sul pianeta non sia reso troppo penoso. Ma poi ogni fratello appartenente all’Amore Universale che ha compiuto il suo tempo sulla Terra, riacquista piena coscienza di chi è, e potrà valutare la sua opera e l’aiuto che da noi non venne mai meno” (Angeli in astronave, capitolo 4, La valle dei contatti).

Un caro abbraccio fraterno dai vostri Giorgio e Pamela.

02 agosto 2018